
Alcune brevi note per sottolineare
le opere che più mi hanno colpito. Innanzitutto il
ritratto
di Henri de Toulouse-Lautrec dipinto da Henri Rachou che sembra evidenziarne, nel pallore del volto, tutta la fragilità non solo fisica.
di Henri de Toulouse-Lautrec dipinto da Henri Rachou che sembra evidenziarne, nel pallore del volto, tutta la fragilità non solo fisica.
Alcune affiches tra
le quali spiccano quella celeberrima di Aristide Bruant:
dans son cabaret e l'altrettanto
famosa ideata per il Divan Japonais con lo spigoloso profilo dai
rossi capelli della diva Jane Avril. Un ritratto di Jeanne Wenz
sembra la versione in positivo dell'Assenzio
di Edgar Degas: il bicchiere non è pieno della lattiginosa bevanda
che ottunde la mente della donna ritratta da Degas, anzi lo sguardo
della modella di Toulouse-Lautrec (peraltro di classe sociale ben
diversa) è vigile e diretto verso l'osservatore.
Un
bel pastello di Federico Zandomeneghi Matilde ne
esalta la malinconica bellezza mentre La tinozza riprende
le scene di toilette privata femminile caratteristiche di Degas. È
presente anche il celebre Il thé oltre
ad un Busto di ragazza nuda.
Il punto più alto di interesse sono stati i disegni di scene di
vita circense prodotti da Toulouse-Lautrec verso la fine della sua
vita, incapace di reggere più a lungo abusi ed eccessi. Sono disegni
di pregevole esecuzione che rivelano un che di allucinato ed
inquietante nell'isolamento delle figure, collocate in uno spazio
irreale e privo di pubblico, isolate e sole come l'artista si era
sentito per tutta la sua vita.






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