Passa ai contenuti principali

DEGAS, LAUTREC, ZANDO’Les folies de Montmartre


Alcune brevi note per sottolineare le opere che più mi hanno colpito. Innanzitutto il ritratto
di Henri de Toulouse-Lautrec dipinto da Henri Rachou che sembra evidenziarne, nel pallore del volto, tutta la fragilità non solo fisica.
Alcune affiches tra le quali spiccano quella celeberrima di Aristide Bruant: dans son cabaret e l'altrettanto famosa ideata per il Divan Japonais con lo spigoloso profilo dai rossi capelli della diva Jane Avril. Un  ritratto di Jeanne Wenz sembra la versione in positivo dell'Assenzio di Edgar Degas: il bicchiere non è pieno della lattiginosa bevanda che ottunde la mente della donna ritratta da Degas, anzi lo sguardo della modella di Toulouse-Lautrec (peraltro di classe sociale ben diversa) è vigile e diretto verso l'osservatore.

 Un bel pastello di Federico Zandomeneghi Matilde ne esalta la malinconica bellezza mentre La tinozza riprende le scene di toilette privata femminile caratteristiche di Degas. È presente anche il celebre Il thé oltre ad un Busto di ragazza nuda. Il punto più alto di interesse sono stati i disegni di scene di vita circense prodotti da Toulouse-Lautrec verso la fine della sua vita, incapace di reggere più a lungo abusi ed eccessi. Sono disegni di pregevole esecuzione che rivelano un che di allucinato ed inquietante nell'isolamento delle figure, collocate in uno spazio irreale e privo di pubblico, isolate e sole come l'artista si era sentito per tutta la sua vita.









Commenti

Post popolari in questo blog

Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi - Basilica Palladiana Vicenza

Tra i miei pittori preferiti, attendevo con impazienza di poter visitare la mostra a lui dedicata a Vicenza e le aspettative, per quanto alte, non sono andate deluse. Affascinante la sede espositiva, la Basilica Palladiana appunto, e davvero cortese ed efficiente lo staff in servizio. È praticamente impossibile selezionare solo alcune tra le numerose opere presenti: andrebbero mostrate praticamente tutte. Il percorso di visita è suddiviso in diverse aree tematico-cronologiche che danno conto dell’evoluzione dell’artista , dagli esordi influenzati dal Secessionismo viennese – che ben conosceva – sino al declino nell’ultima fase della sua carriera. Pannelli esplicativi chiari e concisi illustrano efficacemente i vari periodi. Il Klimt di Ca’ Pesaro Giuditta II era visibile in questa mostra insieme ad un klimtiano, appunto, Casorati La Preghiera . Una frase sempre scritta da Casorati ad una amica “Non dipingo più che le immagini che vedo nei sogni “ trova confe...

E questa la chiami arte? 150 anni di arte moderna in un batter d'occhio - di Will Gompertz

Esposizione gradevole e chiara – caratteristica spesso comune ai saggi di autori anglosassoni – ma poco soddisfacente per chi volesse chiarirsi le idee a proposito dell’arte contemporanea. Infatti, fintanto che l’autore illustra movimenti quali Impressionismo, avanguardie storiche ecc. I motivi di valore di questi movimenti, le qualità – se non il genio – di taluni artisti vengono declinate con chiarezza, ancorché argomentate talora con una qualche superficialità. A mano a mano che ci si avvicina all’epoca contemporanea, le ragioni della grandezza degli artisti citati si fanno sempre più vaghe e ci si imbatte in frasi che in più di una occasione lasciano aperto il dubbio, non da poco, che non di arte si tratti ma di una colossale pagliacciata. Tanto vale, allora, limitarsi a citare la teoria istituzionale dell’arte di Dickie che riassunta piuttosto rozzamente definisce "opera d’arte" ciò che è definito tale da chi appartiene al mondo dell’arte: una bella definizione apodit...

L’eterna musa – L’universo femminile tra ‘800 e’ 900 al Centro Matteucci per l’arte Moderna di Viareggio

Sede espositiva forse di non grandissimo richiamo, riesce comunque a riservare piacevoli sorprese come ad esempio questa rassegna le cui 40 opere, provenienti da collezioni private, erano inedite o comunque ben poco viste. Peccato per gli orari di apertura, piuttosto ridotti e non comodissimi per chi provenga da fuori Viareggio. Ben vengano comunque iniziative di ampliamento dell’offerta espositiva di qualità. Accanto a nomi ben conosciuti ve ne erano di meno noti. Per esempio Zandomeneghi presentava un filamentoso ritratto di una fanciulletta, La guardiana di tacchini, il cui grembiule bianco pare intrappolare nel proprio tessuto la luce solare, una distesa candida interrotta solo dalla matassa di filo scuro. Tecnica molto più accademica per il più oscuro Filadelfo Simi e la sua Bice con le rose , che comunica una femminilità pacata e rassicurante nella solidità di impianto del ritratto. Lo stesso artista presenta un tipo simile, ma più malinconico o forse a disagio,...