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I MACCHIAIOLI, Arte italiana verso la modernità, da 26 Ottobre 2018 a 24 Marzo 2019 - Galleria d’Arte Moderna di Torino




 Qualche breve nota su alcune opere che hanno maggiormente attirato la mia attenzione.
Per Enrico Pollastrini “I Novellatori del Decameron” (conosciuta anche come “Allegra brigata”), del 1855, vengono citati debiti verso il purismo, il 400 italiano ecc. non dimentichiamo però i Nazareni, quel gruppo di pittori romantici tedeschi attivi a Roma all'inizio del XIX secolo, che proprio a quei principi si ispiravano.



Domenico Morelli – “Bagno Pompeiano” del 1861 ci presenta una scena legata ad un mondo classico privo però dell’artificiosità di un Alma Tadema sia pure in presenza di elementi affini. Tre figure femminili catturano in particolare la nostra attenzione: una al centro, appena uscita dal bagno con un timido accenno di nudità pronto ad essere celato dall’intervento di una serva; una seconda, raffigurata di schiena e in posa statuaria ma soprattutto la terza figura, distesa a terra e colta in un movimento indecifrabile, che potrebbe forse alludere all’effetto dell’uso di oppio. 







































 Un’altra donna, raffigurata seduta e con una mela, pare invece anticipare le affascinanti donne dipinte da John William Godward, pittore preraffaellita (o, più propriamente, seguace del Neoclassicismo Vittoriano) curiosamente nato proprio nel 1861.





Notevole il Vespero di Fontanesi insieme con alcuni suoi disegni di splendida fattura. Telemaco Signorini è presente sia con una produzione più solita - ma sempre di notevole interesse (Giovani pescatori) – sia con una tela che ha curiosamente richiamato alla mia mente una versione estiva, mediterranea ma non meno meditativa di “Monaco in riva al mare” del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich (“Marina di Viareggio”).




Denuncia sociale da Carlo Pittara (“Imposte anticipate”) che sceglie un bel taglio visuale per rappresentare una coppia di buoi pazientemente in attesa di muovere il carro appesantito dal legname che sarà venduto appunto per pagare le imposte. Magnifica la resa del terreno polveroso e degli spogli alberi autunnali. Quasi fotografico invece lo scorcio di Serafin Avendano (Lungo la Bormida) del 1867.





Molto realistica anche la fangosa strada percorsa dai protagonisti di “Novembre” ancora di Signorini il cui grigiore è ravvivato da sparuti tocchi di rosso e piccoli squarci di azzurro nel cielo plumbeo.
La mostra si chiude con le Macchiaiole di Fattori, assorte e distanti in un paesaggio di tranquilla serenità.




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