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GALLERIA COMUNALE DI ARTE MODERNA – ROMA


Sicuramente meno di richiamo rispetto alla GNAM, in una collocazione un po’ dimessa anche se a due passi da Barberini e tuttavia meritevole di una visita (più di una nel mio caso) soprattutto per chi ama la produzione artistica a cavallo tra ‘800 e ‘900.






Si inizia dal chiostro delle sculture dove vengono esposti a rotazione i pezzi appartenenti alla collezione permanente: mi hanno accolto Gli Amanti di Giovanni Prini, un tentativo di riproporre in marmo il celeberrimo Bacio di Klimt, non completamente privo di successo direi.





 Si passa alla contrapposizione tra bellezza “moderna” - anche nell’acconciatura - e classica con la sinuosa Galatea (o Fontana) di Amleto Cataldi cui fa da contraltare la Cleopatra di Girolamo Masini. Alle forme androgine di Galatea si oppongono le opulenze in marmo della regina d’Egitto il cui bel volto ignora sdegnoso l’aspide che striscia verso il suo busto esposto con generosità ai nostri sguardi.







 A proposito di opulenze, non è da meno il Nudo di Donna di Adolfo De Carolis anche se le membra hanno più un sapore muscolare michelangiolesco.

Di difficile classificazione Alla Fonte. La Ninfa del Bosco di Nino Costa: una via di mezzo tra naturalismo e prodromi di simbolismo che si traducono, a mio avviso, solo in una gradevole decoratività.




 
Vivaci campiture di colore per Amedeo Bocchi (Nel Parco, 1919) e altri dipinti interessanti in questa sala al primo piano dedicata al periodo 1900-1920: il divisionismo di Arturo Noci (L’Arancio, 1914) replicato nella coeva Sultana ritratta languida e seducente da Camillo Innocenti.









Ma il pezzo forte è Il Dubbio di Giacomo Balla così fotografico nel taglio e nell’illuminazione.






Nella sezione dedicata periodo 1920-1945 i Giovani in riva al mare di Franco Gentilini (1934) ma soprattutto i Saltimbanchi di Nino Bertoletti, degli stessi anni.













































Ho poi rapidamente percorso la sezione dedicata alle opere futuriste e bellamente ignorato, come mio solito, la successiva riservata alle opere dal 1945 al 1968.

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