Dopo la lunghissima parentesi pandemica sono finalmente tornato a visitare una mostra; in quel di Pisa infatti è stata allestita a Palazzo Blu la mostra "De Chirico e la Metafisica": non era esattamente tra le mie priorità ma in attesa di obiettivi più interessanti non mi sono fatto sfuggire l'occasione della possibilità di riprendere a muoversi tra le regioni.
Esordio poco felice causa la cattiva illuminazione che rendeva difficile apprezzare i dettagli dell'opera con il "neoclassico" Autoritratto nello studio di Parigi (1934-35 Gnam Roma): il busto appunto classico e la figura ingresiana abbozzata sulla tela gli attribuiscono appunto questa definizione di stile.
Sempre di grande impatto Le Muse Inquietanti: le bizzarre statue e gli oggetti posti su di una sorta di piano inclinato sullo sfondo del Castello Estense di Ferrara e di una fabbrica esercitano appieno sull'osservatore l'effetto di straniamento proprio della pittura metafisica.
Ha un che di sironiano il veicolo ritratto nell'Arrivo del Trasloco (1965) ma un Sironi che ha lasciato le tetre periferie per una per una piazza luminosa pur sempre avvolta da architetture razionaliste che sarebbero state care al pittore romano
Nell'Ettore e Andromaca del 1924 solo Ettore è quasi totalmente un manichino, tuttavia con le sue braccia ancora umane riesce ad abbracciare Andromaca per il commiato. Nella versione del 1931 entrambe le figure sono ormai manichini privi di braccia e le sole teste che si toccano suggeriscono il contatto
Inserite nel percorso espositivo anche sculture di Arturo Martini con un bel Orfeo (1922) e la struggente Solitudine di Mario Sironi.
Ricordo ancora la Lucrezia con vari richiami ad antichi maestri tra cui Duerer e la alquanto concreta e aliena dalla metafisica Bagnante Coricata.









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