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Cartellone di fine anno - Trappola per topi

Dall’opera più replicata della storia del teatro inglese (è stato in scena ininterrottamente per 55 anni a Londra) non ci si aspetta certo di essere sorpresi, tanto più se il plot è un mystery e il colpevole ci è già ben noto. Ci si concentra dunque su recitazione, allestimento scenico, musiche, ecc.  e devo dire che non sono rimasto soddisfatto. Può darsi che mi fossi fatto una mia personalissima idea di britannico understatement recitativo, ma alcuni attori mi sono sembrati troppo latinamente esuberanti e praticamente tutti con accenti forzati e declamatori. In particolare, chi impersonava il personaggio di Christopher Wren mi è sembrato il più eccessivo nel renderne la nevrotica fragilità, virata troppo sul comico e con l’aggravante che l’attore sembrava eccessivamente maturo per il ruolo. Piuttosto dimessa la scenografia, pur con tutti i comprensibili limiti della messa in scena, che contribuiva ulteriormente a dare l’idea di una certa approssimazione all’allestimento. In breve, m’è parso uno spettacolo tarato su di un pubblico imbolsito dalle libagioni festive e che confidava nella sua torpida benevolenza: non valeva l’estenuante coda fatta al momento della prenotazione.

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